Primavera spirituale per la Russia

vsevolod-chaplinMOSCA, 28. L’unica primavera a cui si prepara la Russia è quella spirituale. Così, l’arciprete Vsevolod Chaplin, responsabile del Dipartimento sinodale per le relazioni tra Chiesa e società del Patriarcato di Mosca, alla vigilia della quaresima ortodossa. Ma anche alla vigilia della manifestazione indetta per domenica scorsa dall’opposizione nella capitale, a una settimana dalle elezioni presidenziali del 4 marzo. Manifestazione — una “catena bianca” senza striscioni o slogan politici — che simbolicamente ha cinto d’assedio il Cremlino e le principali strade del centro, alla quale hanno partecipato diverse migliaia di persone: quarantamila per gli organizzatori, poco più di diecimila secondo le forze dell’o rd i n e . Il Patriarcato di Mosca non ha però gradito fino in fondo la scelta della data da parte dei promotori. Domenica 26 febbraio, infatti, si è celebrata la festa del Perdono. È, in pratica, l’ultimo giorno di Maslenitsa, la più famosa festa invernale russa, dal sapore carnevalesco, che introduce al grande digiuno di preparazione alla Pasqua. «Questo è soprattutto un giorno di perdono — ha detto Chaplin durante una conferenza stampa — se i manifestanti perdoneranno tutti quelli con cui hanno frizioni e dissapori, sarà la cosa migliore che possa succedere nella domenica del Perdono». In questo senso, l’ultima domenica prima della Quaresima «non è il giorno migliore» per promuovere e partecipare a una manifestazione. Tuttavia, ha precisato, se si tratta di manifestazioni pacifiche, in cui le persone non si insultano e non si incita all’odio «non è un peccato» prendervi parte. Il rappresentante del Patriarcato di Mosca ha quindi messo in risalto l’importanza, e anche la preminenza, del rinnovamento spirituale su ogni altra considerazione di ordine squisitamente politico. Distinguendo, inoltre, anche tra l’ondata di proteste della cosiddetta «primavera araba», che ha segnato profondamente negli ultimi mesi la vita di intere regioni del Nord Africa e del Medio oriente, e le manifestazioni antigovernative che in questi giorni accompagnano la vigilia elettorale in Russia. L’imminente Quaresima, ha spiegato Chaplin, «è la vera primavera russa che è sostanzialmente differente dalla primavera araba». Infatti, «la primavera araba è caos, mentre quella russa è mettere in ordine la propria anima, la propria mente e la propria vita». In questo senso, l’unica primavera a cui si prepara la Russia è «quella spirituale», in vista della Pasqua. Il responsabile del Dipartimento sinodale per le relazioni tra Chiesa e società del Patriarcato di Mosca ha quindi affrontato direttamente il tema delle elezioni, invitando i cittadini a recarsi alle urne il 4 marzo prossimo per eleggere il nuovo presidente. «La partecipazione al voto è importante, ma nessuno può forzare qualcun altro a farlo». Chaplin ha poi rivendicato il diritto della Chiesa ortodossa a esprimere le proprie opinioni anche in campo politico. «Sarebbe strano — ha detto — se il Patriarca o altri leader ecclesiastici dovessero stare in silenzio durante la campagna elettorale e non avere incontri pubblici con i candidati». Il riferimento sembrerebbe riguardare soprattutto le polemiche che hanno fatto seguito all’incontro che nelle scorse settimane il Patriarca Cirillo ha avuto con il primo ministro Vladimir Putin, impegnato — in veste di candidato al Cremlino — in una serie di colloqui con rappresentanti e leader delle diverse comunità religiose presenti nel Paese. «Vorremmo parlare con lei sia come primo ministro che come candidato al posto di presidente del nostro Paese, candidato che di certo ha le maggiori possibilità di tradurre la sua candidatura in una carica reale », ha detto in quella occasione Cirillo, che pure aveva più volte appoggiato le richieste di cambiamento espresse dai manifestanti scesi in piazza a dicembre contro i brogli elettorali, invitando le istituzioni a dare più ascolto alle istanze popolari. Sempre in quella occasione il Patriarca di Mosca ha anche ringraziato Putin per il «ruolo cruciale» giocato nel portare fuori il Paese dalle secche della transizione dal comunismo. E ha definito gli ultimi dodici anni un «miracolo» per la vita della Chiesa in Russia. Presenti all’incontro, svoltosi a Mosca, presso il monastero di San Danilo, anche rappresentanti delle comunità cattolica, musulmana, ebraica e buddista.

© Osservatore Romano - 28 febbraio 2012