Sono venuto per servire Adamo divenuto povero

Cristo Rublev copyI primi giorni della Settimana santa bizantina

di MANUEL NIN
Antico e Nuovo Testamento descrivono il rapporto di Dio col suo popolo e con ogni battezzato come un rapporto sponsale; la vita delle diverse Chiese cristiane poi ha continuato e sviluppato questa dimensione sponsale nella vita liturgica, monastica e nell’ecclesiologia, e specialmente nei tre primi giorni della Settimana santa nella tradizione bizantina, viene messa in luce la figura di Cristo sposo, e dunque le nozze di Dio con la Chiesa, con l’umanità. L’icona «dello Sposo» rappresenta il Cristo sofferente ed è chiamata anche «la più grande umiliazione », quasi a riprendere il testo del capitolo secondo della lettera ai Filippesi. Uno dei tropari dell’ufficiatura di questi tre giorni canta: «Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte, beato quel servo che troverà vigilante, indegno quel servo che troverà negligente! Guarda dunque anima mia, di non lasciarti opprimere dal sonno, per non essere consegnata alla morte e chiusa fuori del Regno! Ma, vegliando, grida: Santo, Santo, Santo tu sei, o Dio; abbi pietà di noi». Il testo liturgico mette in luce tre aspetti importanti. Il primo è quello dell’attesa dello Sposo; l’attesa del vecchio Adamo, cacciato dal Paradiso simbolicamente all’inizio della Quaresima, diventa adesso molto più pressante con l’uso dell’immagine evangelica dell’arrivo e dell’incontro con lo sposo, uno Sposo il cui talamo nuziale è la sua croce. Il secondo aspetto è l’analogia tra sonno e morte. L’arrivo dello Sposo per il cristiano è il momento del suo trapasso: lo Sposo arriverà nell’ora che il servo non conosce, e per questo viene chiesta la vigilanza. Il terzo aspetto è quello delle nozze divine e dell’assoluta indegnità dell’uomo, che può entrare nella camera nuziale, il Regno, solo grazie alla luce che viene da Cristo per mezzo del battesimo. Collegati alla dimensione sponsale di Cristo, alcuni tropari sottolineano la povertà e l’annientamento di Cristo per mezzo dell’incarnazione: «Sono venuto per servire Adamo divenuto povero, della cui forma volontariamente mi sono rivestito, io, il Creatore, ricco per la divinità; sono venuto per immolarmi in suo riscatto, io, impassibile per la divinità. Il primo tra voi sia dunque servo di tutti, chi governa come chi è governato, e l’eletto come l’ultimo. Io sono infatti venuto per servire Adamo divenuto povero, e dare la mia vita in riscatto di molti». Con la parabola delle dieci vergini nel vespro del martedì santo la liturgia bizantina esorta all’attesa e alla custodia dell’olio nelle lampade del proprio cuore: «Gettiamo lontano da noi l’indolenza, e con le lampade accese andiamo incontro tra gli inni al Cristo, sposo immortale. Quanti avete ricevuto da Dio eguale potenza di grazia, moltiplicate il talento con l’aiuto di Cristo che ve lo ha dato, salmeggiando: Benedite, opere del Signore, il Signore. Sonnecchiando per l’indolenza dell’anima, o Cristo sposo, non ho la lampada accesa, la lampada delle virtù, e sono simile alle vergini stolte, perché vago qua e là mentre è tempo di operare. Non chiudermi, o sovrano, le viscere della tua misericordia, ma svegliami, scuotendomi da questo sonno tenebroso, e fammi entrare insieme alle vergini sagge nel tuo talamo, dove echeggia un puro suono di gente in festa». I tre primi giorni della Settimana santa si concludono col canto di un tropario che, riprendendo il tema sponsale, gli dà già una chiara dimensione anche battesimale collegata con la Pasqua: «Vedo il tuo talamo adorno, o mio Salvatore, e non ho la veste per entrare. Fa’ risplendere la veste dell’anima mia, o tu che doni la luce, e salvami!».

© Osservatore Romano - 1 aprile 2012