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Un messaggio dalla Polonia

varsaviapTra pochi giorni documento sulla riconciliazione a firma di Kirill e del presidente Kep, mons. Michalik
Anna Kowalevska - Sir Europa (Polonia)


Tra una settimana, il prossimo 17 agosto, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill (Vladimir Michajlovič Gundjaev) e il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) mons. Jozef Michalik insieme firmeranno a Varsavia il messaggio congiunto rivolto ai russi e ai polacchi, cattolici e ortodossi. Nella storia del cristianesimo sarà la prima visita del patriarca di Mosca in Polonia. Il giorno precedente (16 agosto), il patriarca Kirill sarà ricevuto dal presidente Bronislaw Komorowski e dal presidente del Senato Bogdan Borusewicz insieme a un gruppo di intellettuali polacchi. Il capo della Chiesa ortodossa, cui giurisdizione si estende su oltre 150 milioni di fedeli in più di 60 Paesi, lascerà la Polonia dopo aver celebrato, il 18 e il 19 agosto, i riti della festa della Trasfigurazione. Per apporre la sua firma sullo storico Messaggio congiunto ( primo documento di questa natura della Chiesa ortodossa russa), il patriarca ha deciso di anticipare rispetto all'ordine canonicamente stabilito la sua visita a Varsavia che ufficialmente avviene su invito del metropolita ortodosso Sawa e della Chiesa ortodossa polacca.

Nel 50° anniversario del Concilio. Il documento congiunto, sottolinea il presidente della Kep costituisce "un atto di ubbidienza da parte della Chiesa ortodossa in Russia e della Chiesa cattolica in Polonia alle parole di Gesù sulla fratellanza che deve essere l'obbligo e l'impegno". Come anticipa il vescovo metropolita di Lublino mons. Stanislaw Budzik da oltre due anni impegnato in prima persona nella sua stesura è "un appello rivolto alle nostre Chiese e i nostri popoli affinché s'incamminino sulla strada della riconciliazione". Il presule rileva che l'appello sarà lanciato nel 50° del Concilio Vaticano II e ribadisce: "Senza l'apertura della Chiesa cattolica al dialogo con le altre Chiese, senza la presa di coscienza della fratellanza fra battezzati, senza la scoperta di quanto ci unisce soprattutto alle Chiese ortodosse, il documento congiunto dei cattolici polacchi e degli ortodossi del patriarcato di Mosca sarebbe impensabile" auspicano "che quel gesto profetico sia inizio di una strada che attraverso il dialogo porti alla piena riconciliazione, rendendo possibile di considerare la nostra difficile storia comune nella pienezza della verità".

Un linguaggio comune. Il metropolita Ilarion (Alfeev), presidente del dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, interrogato due anni fa a lavori appena iniziati circa l'importanza della riconciliazione tra polacchi e russi per il dialogo ecumenico, ha rilevato che le difficoltà nelle relazioni tra la Chiesa cattolica polacca e quella ortodossa in Russia non sono esclusivamente di carattere teologico. "Ci sono dei problemi che abbiamo ereditato dal passato e che hanno le loro radici nelle epoche, quando i due popoli non erano alleati e nutrivano reciproca inimicizia". Oggi, ha osservato, "perché a livello ecclesiale diventi possibile una collaborazione, un'alleanza per lavorare insieme nel campo missionario, dovremmo parlare di questi problemi passati e trovare un linguaggio, una prospettiva comuni".

Un lungo cammino. "È l'inizio di un lungo cammino": Adam Rotfeld, copresidente del gruppo bilaterale russo-polacco per le questioni difficili, è convinto che l'efficacia del messaggio congiunto dipende da ulteriori sforzi da ambo le parti. Ciò nonostante considera la firma del documento un "evento storico" poiché, anche in mancanza di effetti immediati, esso costituirà un riferimento importante in futuro. Le relazioni tra russi e polacchi sono tanto più difficili quanto la memoria collettiva dei due popoli non è convergente ma gli autori del messaggio, osserva Rotfeld, "senza nascondere la verità, auspicano di trovare una piattaforma comune di comprensione reciproca sulla base del cristianesimo". Analizzando la riconciliazione tra russi e polacchi che "non può essere imposta con un solo documento" poiché richiede di "arrivare a ciascun essere umano, alla coscienza di ogni individuo" Rotfeld auspica che l'appello di Varsavia sia tanto più incisivo quanto lanciato non da politici ma "dalle autorità morali quali sono i responsabili delle Chiese".

Una prova di coraggio. Mons. Jozef Michalik considera la firma del documento congiunto che traccia "le prospettive di una più profonda fratellanza tra cristiani" appartenenti ai due popoli "una prova di coraggio" da parte del patriarcato di Mosca e la Chiesa ortodossa. "Kirill deve prendere in considerazione la contrarietà al suo gesto da parte di una parte della gerarchia ortodossa così come una parte dei fedeli tra i quali sono tutt'ora forti i sentimenti anticattolici e antipolacchi", ha scritto di recente lo storico Andrzej Grajewski lodando l'atteggiamento coraggioso del patriarca Kirill, senza nemmeno dover menzionare il comportamento sacrilego delle ragazze del gruppo Pussy Riot, che hanno scelto un luogo di culto per il loro gesto di ribellione che denota anche una grande ignoranza dei valori e delle tradizioni cristiani nella Russia post-sovietica.

© www.agensir.it - 9 agosto 2012