Il domani di un continente aperto al mondo

0-PAPHOS-AGIA-KYRIAKI-2-INT-1Per la sua collocazione e per la sua storia, Cipro può essere considerata come «un’icona dell’intera Europa», un laboratorio che anticipa il futuro del Continente. Un punto di incon-tro e di scambio tra le due sponde del Mediterraneo, quella nord e quella sud. Per questo gioca un ruolo cruciale nell’integrazione eco-nomica, culturale e sociale e rappre-senta un avamposto di dialogo tra le religioni. Parla di Cipro, ma anche del con-tinente europeo e dell’area medio-rientale, il cardinale Leonardo San-dri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nel corso della riunione di coordinamento degli ambasciatori europei accre-ditati presso la Santa Sede, svoltasi in occasione dell’inizio del semestre di presidenza della Repubblica ci-priota. Il porporato ha delineato quale «domani» intende per l’E u ro p a . «Un domani di apertura a tutte le nazioni — ha detto — nel supera-mento di ogni distinzione o discri-minazione, e operando piuttosto un serrato confronto tra culture ed eco-nomie. Un domani di apertura tra le religioni, a tal punto da ricordare ai cristiani quanto sia improcrasti-nabile e quanto debba farsi deciso il dialogo ecumenico in vista di una collaborazione interreligiosa altret-tanto urgente ai fini di una reale libertà per ciascuno, persone e po-p oli». In questo contesto, la politica è «chiamata ad “a r b i t r a re ” questo confronto facendo sì che esso si svi-luppi piuttosto come un “gioco di squadra” tra le nazioni europee e mai si traduca nello scontro; un gioco nel quale auspichiamo che possa vincere il migliore, certamen-te, ma il migliore tra i popoli sarà quello che concepirà se stesso nell’ottica della “parità”». Il ruolo di Cipro in questo «gioco di squa-dra» è come una vera e propria missione: quella di «invocare la parità, nel senso soprarichiamato, per tutti i popoli d’Europa e del mondo». Una missione che porta con sé delle grandi responsabilità e che di-venta possibile «solo se, nonostante l’attuale grave congiuntura alimen-tata dalla pesante e infinita crisi economica, non rinunciamo a crede-re a un’Europa dell’anima. È questa la priorità delle priorità: credere ad un continente che non rinuncia alla sua spiritualità, nella quale entra, a buon diritto, l’eredità cristiana». Il recupero della spiritualità è sta-to più volte richiamato dal cardina-le Sandri quale «via d’uscita dal tunnel» in cui sono entrate alcune regioni del mondo, per evitare che la violenza e l’incomprensione con-tagino altre zone del pianeta e met-tano a rischio la pace. «Forse l’Eu-ropa — ha aggiunto — può chiedersi se ciò non sia causato da un deficit di spiritualità anche da parte sua. Un deficit in cui ha potuto svilup-parsi il disinteresse o una mancanza di avvedutezza nei confronti di pro-blemi poi degenerati». Oltre a que-sta dimensione spirituale, il porpo-rato ha evidenziato la necessità di una laicità matura, che «difende la peculiarità di ciascuno, anche reli-giosa, e consente che essa sia custo-dita evitando di ridurla solo a ciò che tutti possono condividere, col rischio di svuotarla». Una laicità autentica permette «ai pastori delle Chiese cristiane di attingere al patrimonio della loro fede, che è conosciuta in ogni ango-lo dell’Europa, affinché possano parlare apertamente dello Spirito, come Persona Divina, dello Spirito di Cristo, che tutti aggrega al Dio Trinità poiché è Spirito di comunio-ne e di unità». Ecco perché Cipro «può essere una icona di questa Eu-ropa dello Spirito: come tale merita di essere riconosciuta e in tale dire-zione è chiamata ad operare special-mente in questo semestre di presi-denza europea». L’isola mediterranea si affaccia sul Vicino Oriente, che accoglie un insieme di popoli e nazioni, diversi dei quali fanno parte della terra santa. Come prefetto della Congre-gazione per le Chiese Orientali, il cardinale Sandri si è chiesto se nel contesto attuale, e in particolare nella drammatica situazione medio-rientale, l’Europa stia compiendo moralmente tutta la sua parte. In altre occasioni egli aveva sottolinea-to i positivi segni di dialogo tra israeliani e palestinesi, invocando «un abbandono del ricorso a solu-zioni parziali o unilaterali a favore di un approccio globale rispettoso dei diritti dei popoli coinvolti», e auspicando che «il silenzio delle ar-mi venga rispettato, cercando di ri-lanciare i negoziati di pace, previa rinuncia all’odio e al terrorismo». Aveva anche ricordato come la San-ta Sede privilegi «sempre il nego-ziato» e che «le soluzioni militari vanno evitate ovunque: il futuro de-ve passare attraverso relazioni di ri-spetto e, possibilmente, di fraternità tra i diversi gruppi sociali e religio-si». Purtroppo, i drammatici avveni-menti in Siria hanno di fatto porta-to il Paese a una guerra intestina; per questo il cardinale si è detto si-curo che l’Europa può svolgere un ruolo non indifferente per risolvere la situazione. «Vi esorto con ami-chevole insistenza — egli ha detto — a non lasciare nulla di intentato per offrire alla Siria prospettive di futu-ro. È parte anch’essa in senso pro-prio della terra santa, madrepatria di tutte le Chiese e tradizioni cri-stiane». Non poteva mancare il doveroso riferimento all’inarrestabile movi-mento migratorio dei cristiani che interessa tutto il Medio Oriente. È un fenomeno che priva di risorse umane la terra dove si è sviluppata la Chiesa nei primi secoli, perché migliaia di cristiani sono costretti ad abbandonare le proprie case alla ricerca di una vita più dignitosa e per professare liberamente la fede. A questo esodo ininterrotto, si ag-giungono le migrazioni interne al continente europeo, che ormai «hanno dato alle Chiese una nota interrituale inequivocabile». Infatti, in molte nazioni europee crescono le comunità cristiane orientali che cercano luoghi di culto e di aggre-gazione pastorale che sostengano la non facile integrazione, recentemen-te aggravata dalla congiuntura eco-nomica. «Non misconoscendo le difficoltà talora consistenti — ha ag-giunto il cardinale — va riconosciu-to che le “presenze orientali” p osso-no rappresentare una autentica ri-sorsa spirituale e morale per il con-tinente europeo. Sotto il profilo ec-clesiale in modo più evidente: talu-ni contesti metropolitani, infatti, so-no stati letteralmente rinnovati da-gli orientali, con la loro carica di entusiasmo per la ritrovata serenità e le condizioni di vita, almeno in prospettiva, migliori. In alcuni casi i cattolici orientali sono giunti a su-perare numericamente quelli locali e almeno per la prima generazione pare abbiano anticorpi spirituali sufficienti per far fronte al relativi-smo o al secolarismo di cui non ra-ramente soffrono le comunità eccle-siali». È una presenza che interpella la Chiesa latina a rispondere con ade-guata accoglienza, che «consenta cioè la salvaguardia reale delle tra-dizioni avite, con la possibilità di avere propri pastori che celebrino la liturgia della propria Chiesa e con strutture cultuali e pastorali almeno sufficienti». Il cardinale Sandri ha lanciato un appello contro ogni forma di vio-lenza nei riguardi dei cristiani, fa-cendo riferimento in particolare ad alcuni fatti di cronaca avvenuti di recente in Paesi africani. «L’E u ro p a — ha detto — ha una responsabilità non indifferente nei confronti del mondo intero e in particolare dell’Africa post-coloniale. È un pro-blema grave e urgente quello di im-pedire che la violenza cieca e crude-le, alimentata da motivazioni pseu-do-religiose, si faccia strada e gua-dagni credito nell’indifferenza e nel silenzio generali, macchiando di sangue, di dolore, di distruzione e di crimine, un continente chiamato dal Signore a essere una vera risorsa di speranza per la civiltà umana». Anche il Vicino Oriente non è immune da attacchi contro i cristia-ni. Per questo, il porporato ha sot-tolineato come non debba essere in-sidiata la plurisecolare consuetudine di vita tra le diverse religioni, quan-to piuttosto si debba difendere «con decisione il diritto di tutti, e perciò anche dei cristiani, di rima-nere là dove sono nati e dove han-no dato prova di attaccamento alla fede dei padri mai disgiunta dall’amore sincero alla propria na-zione. Come buoni cittadini e buo-ni discepoli di Cristo potranno con-tinuare a dare un singolare contri-buto al bene comune». Un accenno, infine, al Libano, che sta svolgendo, nonostante la drammatica situazione della confi-nante Siria, una «missione di convi-venza pacifica e costruttiva offrendo al mondo l’immagine di un mosaico religioso e culturale che l’Europa è chiamata a salvaguardare, anche at-traverso le presenze militari di pace in atto. L’imminente viaggio del Pa-pa ne potrà rinsaldare il ruolo inter-nazionale pur nella fattiva radica-zione nell’area». A questo proposi-to, la consegna della esortazione post-sinodale «risveglierà l’app ello di pace che si è più volte levato nell’assemblea dei vescovi per il Medio Oriente e metterà a disposi-zione di tutti i frutti apprezzabili di quella feconda assise romana».

© Osservatore Romano - 11 agosto 2012