Bisogna evangelizzare prima noi stessi
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- Creato: 28 Ottobre 2012
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Dalla ventesima congregazione del Sinodo di mercoledì 26 ottobre mattina Sua Grazia IRINEJ [BULOVIĆ]
Vescovo di Bačka (Serbia)
Patriarcato Ortodosso Serbo
1. Per ogni generazione cristiana, l’evangelizzazione del mondo è sem-pre una nuova evangelizzazione. Per essere più precisi, non è essenzial-mente un novum, ma ogni volta av-viene nove, in modo nuovo, nel con-testo del dialogo con ogni nuova epoca, con un’inculturazione più o meno rinnovata. Comunque, il Dio-Uomo Gesù Cristo è uno e lo stesso, ieri, oggi e nei secoli. 2. Il processo teandrico dell’evan-gelizzazione è unico e unitario, ma molto sfaccettato e diversificato nelle sue forme e nei suoi metodi. Ci ri-volgiamo all’uomo spersonalizzato e secolarizzato dell’Europa occidentale e dell’America in una maniera molto diversa da quella che usiamo nei confronti dell’uomo altrettanto sper-sonalizzato e distrutto, sia pure in altri modi, dell’Europa orientale e dello spazio ex sovietico, mentre portiamo la buona Notizia di Cristo agli uni e agli altri secondo modalità diverse da quelle usate dai nostri predecessori appena pochi decenni fa, in una società che era ancora maggioritariamente o, almeno, for-malmente cristiana. Tuttavia, i modelli tradizionali fondamentali e le vie dell’evangeliz-zazione sono tuttora necessari e utili, anzi rimangono insostituibili. Certa-mente, oggi l’evangelizzazione non è possibile senza ricorrere a tutti gli strumenti tecnologici disponibili (ra-dio, televisione, internet, e via dicen-do), ma senza dimenticare che nulla può sostituirsi alla parola viva e alla testimonianza diretta della nostra fe-de, della nostra speranza e del no-stro amore. 3. Lo scopo dell’evangelizzazione non può essere un semplice incre-mento nel numero dei cristiani, e men che mai la creazione di nuovi cristiani scissi accanto a quelli già esistenti, oppure addirittura di cri-stiani a metà (anche se è meglio di niente). Invece, il suo scopo deve es-sere un’autentica crescita del Corpo di Cristo in statura e in ampiezza, assieme alla crescita spirituale dei cristiani verso la maturazione come personalità nei confronti della virtù e della libertà autentiche, vale a dire, verso uno stato dinamico di santità, di deificazione, di cristificazione, ciò che in pratica si identifica con una crescita ecclesiale. L’evangelizzazione si muove in due direzioni parallele:ad intra ead e x t ra . Comunque, la prima, che si ri-volge ai cristiani, è condizione pre-via e requisito per il successo della seconda, quella esterna, che si in-dirizza verso i futuri cristiani poten-ziali. 4. Al fine di evangelizzare i nostri vicini, dobbiamo prima evangelizza-re noi stessi, in sinergia con lo Spiri-to Santo, il Paraclito, che ci purifica e ci salva. L’autorità della Chiesa di-scende dal sacrificio e dal servizio, e non si basa sul potere e sulla sotto-missione. I tempi del trionfalismo per la Chiesa sono ormai superati, ed è un bene: l’evangelizzazione contemporanea è esclusivamente ke-notica, umile, diaconale, vincolata alla crocifissione-risurrezione. I destinatari di una nuova evange-lizzazione non sono soltanto le per-sone, ma anche i servizi ecclesiastici, vale a dire le stesse istituzioni eccle-siastiche. Va superato l’antagonismo, spiritualmente anomalo, tra il cari-sma e l’istituzione: per definizione, l’istituzione ecclesiastica è carismati-ca. In tale contesto, la nuova evan-gelizzazione sarà una lieta notizia anche per il monachesimo cristiano. 5. O vunque e in ogni occasione in cui ciò sia possibile, sono del parere che dovremmo lavorare per l’evange-lizzazione ad extra con uno sforzo congiunto, e di reciproco appoggio. Nella maggior parte dei casi è facile farlo. Mentre presentiamo la nostra testimonianza comune sulle verità fondamentali della fede e della vita di fronte ai nostri contemporanei, non dobbiamo temere che insorgano discussioni in merito a questioni dogmatiche. Particolarmente impor-tante è la testimonianza congiunta riguardo a questioni decisive per l’umanità odierna, compresi i proble-mi bioetici ed ecologici, come anche le gestioni comuni di fronte alle au-torità governative, nei media e con i vari attori sulla scena secolare. In Serbia abbiamo un’esperienza relati-vamente lunga e feconda di un’atti-vità evangelica ecumenica dei cri-stiani. Una simile relazione esige un’apertura sincera, una fiducia reci-proca e, soprattutto, amore. Credo che l’irradiazione spirituale del con-cilio VaticanoII, tra di voi, e lo spi-rito autentico e la tradizione viva della Chiesa ortodossa, tra di noi, hanno un effetto molto più forte della grettezza settaria. «Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo» (1 Gv 4, 4)
© Osservatore Romano - 28 ottobre 2012