Messaggio di Natale del patriarca Twal: nuove speranze dopo il riconoscimento dello Stato palestinese
- Dettagli
- Creato: 20 Dicembre 2012
- Hits: 677
R. – Il Messaggio è una sorta di sintesi di quello che abbiamo vissuto nell’anno appena trascorso. Ci sono gli aspetti positivi, per esempio la visita del Santo Padre in Libano, con l’incontro con tutti i Patriarchi … siamo felici! E poi l’ecumenismo è stato rafforzato, siamo andati anche al Cairo per assistere all’intronizzazione del nuovo Patriarca; poi c’è stata la visita qui, da noi, del Patriarca russo Kirill; ci sono stati alcuni eventi positivi, grazie a Dio. Però, allo stesso tempo abbiamo notato un risveglio del fanatismo religioso, sia musulmano sia ebraico, con attacchi a luoghi santi, che abbiamo denunciato e condannato. Qui fuori abbiamo esposto una lista di tutte le aggressioni, con il luogo e il nome degli autori. Per questo Natale speriamo un risveglio in senso positivo: una maggiore fede nel Signore, più pace tra noi, maggiore unità tra noi … Qui abbiamo avuto, come sapete, la buona notizia del riconoscimento della Palestina come Stato osservatore dell’Onu: devo dire che questo è stato un momento di gioia per tutti gli abitanti, musulmani e cristiani. Speriamo bene – siamo ancora all’inizio. Ha fatto bene Mahmoud Abbas a recarsi in visita dal Santo Padre: è stata la prima visita che ha fatto al Santo Padre, dopo il riconoscimento dello Stato della Palestina. Speriamo bene! La strada è ancora lunga. Non amiamo essere soli, in Terra Santa: chiediamo la solidarietà dei nostri cristiani, in Europa, in Italia, in America – ovunque.
D. – Quali speranze ci sono per una soluzione giusta del conflitto israelo-palestinese?
R. – Anche Haaretz ha detto: “E’ nato, lo Stato palestinese”. E’ nato ed è irreversibile! Ci vorrà un po’ di tempo perché sia uno Stato compiuto, manca un po’ di buona volontà dall’altra parte – la parte israeliana – però l’inizio c’è stato: lo Stato è piantato. Speriamo … Non so quanto tempo ci vorrà, ma ormai è irreversibile.
D. – Quali sono le condizioni attuali della comunità cristiana in Terra Santa?
R. – Noi partiamo dal principio che siamo parte integrante di questo popolo e che la gente è stata felice di veder nascere questo Stato. Per la verità, i cristiani sono più consapevoli dei problemi che abbiamo qui. Grazie a Dio, noi cristiani siamo in contatto – a livello internazionale – e siamo coscienti della dimensione mondiale di Gerusalemme e della Terra Santa; siamo felici di vedere arrivare i pellegrini, siamo felici di sentire il Santo Padre che in ogni suo discorso parla della Terra Santa e dei cristiani in Medio Oriente. Devo dire che adesso l’attenzione mondiale è più incentrata sulla Siria e meno su Gerusalemme e sulla Terra Santa. Ma questo rimane un momento storico. Noi rimaniamo in Medio Oriente con la nostra gioia e con i nostri problemi.
© www.radiovaticana.org - 20 dic 2012